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Circolari

PERDITE SU CREDITI

03 febbraio 2014

La modifica introdotta dall’art.33, comma 5, del DL 83/2012 e dalla L.147/2013 aggiunge nuovi casi che consentono ad un soggetto passivo di imposta di dedurre le perdite su crediti commerciali e finanziari nazionali e esteri. Rispetto alla precedente versione, si possono dedurre le perdite su crediti anche nei seguenti casi, a partire dall’esercizio in corso al 12/08/2012:

-                    crediti di importo inferiore ad euro 5.000,00 (per le grandi imprese) o euro 2.500,00 (per gli altri soggetti) e che siano scaduti da più di sei mesi;

-                    crediti prescritti;

-                    crediti facenti parte di un accordo di ristrutturazione.

Con decorrenza dall’esercizio in corso al 31/12/2013 la L.147/2013 ha stabilito che è deducibile la perdita su crediti derivante dallo stralcio di un credito operata in base ai principi contabili.

I sopracitati casi si aggiungono a quelli già noti ovvero la presenza di procedure concorsuali e la svalutazione forfetaria dello 0,5% prevista dall’art. 106 del TUIR.

La valutazione propedeutica alla deducibilità del credito deve accertare se la perdita è certa. Se vi sono delle probabilità di incasso si deve rinviare la rilevazione della perdita. La decisione di iscrivere a conto economico la perdita sul credito deve rispettare un principio cardine ovvero che vi sia una adeguata documentazione che accerti la insolvenza/illiquidità. Tale principio cardine è rispettato allorquando si verifichino i presupposti di cui al paragrafo 3.1 e 3.2 della circolare 26/E (a cui si rinvia per una lettura approfondita) oppure quando si verifica una delle ipotesi sopra elencate e che di seguito esaminiamo in sintesi.

-                    crediti di importo inferiore ad euro 5.000,00 (per le grandi imprese) o euro 2.500,00 (per gli altri soggetti) e che siano scaduti da più di sei mesi:

La verifica del “credito di importo modesto” deve eseguirsi per ogni singola fattura i cui termini di pagamento sono scaduti da oltre sei mesi e considerando anche l’importo dell’ I.V.A.. Nel caso di contratti a prestazioni continuative (somministrazione, affitto) la valutazione deve essere eseguita sul valore complessivo del credito scaduto da oltre sei mesi. Qualora il creditore abbia incassato una parte del credito la verifica è eseguita sull’importo residuo del credito. E’ a discrezione del soggetto dedurre la perdita in qualunque esercizio. I crediti assistiti da garanzia assicurativa sono esclusi dalla disposizione in esame.

-                    crediti prescritti:

Il nuovo comma 5 prevede che la perdita su crediti prescritti, per i quali non vi è stata interruzione nei termini di prescrizione, è deducibile a prescindere dall’importo del credito medesimo. In questo caso comunque l’Agenzia delle Entrate, potrà contestare la deducibilità qualora il contribuente non sia in grado di produrre la documentazione che dimostra la sua volontà di recuperare il credito (solleciti scritti, decreti ingiuntivi, ecc.).

-                    crediti facenti parte di un accordo di ristrutturazione.

Oltre alle ordinarie procedure concorsuali già previste nella precedente formulazione dell’art. 101 del TUIR (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo e amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi) si è aggiunta anche l’ipotesi in cui il debitore abbia concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi del Regio Decreto 267/1942. La Circolare ricorda che al verificarsi di una delle procedure sopraindicate, sarà il contribuente a dover stabilire la percentuale del credito che verrà iscritto a perdita nel conto economico sulla base della documentazione messagli a disposizione dagli organi della procedura.

In generale viene anche evidenziato che l’incasso di un credito precedentemente rilevato a perdita determina una sopravvenienza. Inoltre la circolare ricorda che è possibile anche incrementare/diminuire la percentuale di perdita negli anni successivi al verificarsi di nuovi eventi documentati.

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